Napoleone e Milano - Massimo Nava

The Manzoni Theatre in Milan, one of the most refined in the city © teatro manzoni.it

Massimo Nava, è milanese, editorialista del Corriere della Sera e scrittore. Infinito amore (Mondadori) racconta la passione segreta di Napoleone per la giovane contessa polacca Maria Walewska. In occasione dell’anniversario della morte di Napoleone, Massimo Nava ci racconta il soggiorno dell'imperatore a Milano.

napoleone milano 2Massimo Nava, a Milanese, editorialist for Corriere della Sera and writer

massimo nava 2“Immaginiamo il Duomo addobbato a festa. Il coro intona il Te Deum. Belle dame e cavalieri, notabili milanesi e futuri funzionari del nuovo padrone si accomodano fra le navate. Dalla sera prima, i gendarmi sorvegliano una cosa di inestimabile valore, carica di storia e sacralità: la corona ferrea di Carlo Magno, fatta arrivare da Monza. Durante la cerimonia, l’arcivescovo di Milano la poserà sulla testa di Napoleone Bonaparte, diventato re d’Italia. Lui è già imperatore dei francesi, conquistatore di mezza Europa, vincitore di epiche battaglie. Che cosa gli manca, se non un simbolo di eternità? “Dio me l’ha data, guai a chi la tocca”, si dice abbia detto, senza ancora presentire che la gloria terrena non sarà eterna nemmeno per lui. Ed è a questa gloria che non può sfuggire alla divina provvidenza, a quel “Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola”, che Alessandro Manzoni dedica la grande metafora del potere di Bonaparte, il poema del 5 maggio, tre giorni dopo avere appreso la notizia della morte del sovrano, in esilio a Sant’Elena.

Il bicentenario del 5 maggio suggerisce una molteplicità di riflessioni sulla figura dell’Imperatore, ma qui interessa 'focalizzarci' sulla sua breve, ma intensissima stagione milanese. Una stagione 'di qualità', al di là delle mire espansionistiche e delle campagne militari condotte anni prima per conquistare le regioni del nord d’Italia e per contrastare la dominazione austriaca.”

napoleone milano 2Painting by David, ‘Bonaparte crosses the Great Saint Bernard’ (1801)

“Napoleone volle infatti fare di Milano una piccola Parigi e una grande capitale del nuovo regno. Dà il via a grandi opere e a importanti trasformazioni urbanistiche, anche con l’intento di alleggerire la patina austera della dominazione asburgica.

Nasce l’Accademia di Brera, il 'Louvre di Milano', che Bonaparte riempie di opere sottratte ad altri musei. Si modernizza e si arricchisce di fregi e arredi il Palazzo Reale. Comincia la costruzione del Foro, attorno a piazza Castello, un progetto che comprendeva persino le terme, oltre a musei e teatri. Non verrà completato, ma di cui i milanesi, per quanto riguarda circolazione e traffico, approfittano ancora oggi. Il progetto prevedeva anche un canale navigabile collegato ai Navigli. Corso Venezia diventa la grande arteria del centro, fiancheggiata da palazzi neoclassici dell’alta borghesia, mentre corso Sempione sarà il punto di partenza dei collegamenti e dei commerci da e verso la Francia. A Milano soggiornano alcuni membri della famiglia imperiale, che prendono possesso di palazzo Serbelloni e della Villa di via Palestro.”

 

“C’è grande euforia attorno alla figura del sovrano. Alcuni che sognano un regno d’Italia indipendente vedono in Napoleone un possibile artefice e protettore. L’imperatore non regala né libertà, né democrazia, ma è un formidabile apporto di energie ed idee che influenzeranno le rivoluzioni successive e le guerre contro l’Austria.”

 

“Ma i milanesi si entusiasmano soprattutto per la ventata di cultura, moda, commerci, ricchezza e opportunità offerte dal nuovo regime. “I milanesi si stanno annoiando da cento anni”, scrisse Stendhal, che amava la città tanto da considerarsi milanese e che notò questa folgorante trasformazione. Non era piaggeria. Si moltiplicano feste, spettacoli, concerti. Il teatro Alla Scala è naturalmente il fulcro della nuova era mondana. Napoleone deciderà che il teatro debba essere aperto anche al popolo. Il cartellone si arricchisce. I milanesi, entusiasti, intonano la Marsigliese e attendono il debutto di Rossini. Nei palchi si accomodano Stendhal e un giovanissimo Manzoni che fa la conoscenza dell’Imperatore.

Si racconta che il grande milanese abbia scritto il poema del 5 maggio di getto, in soli tre giorni. Da allora, per impararlo a memoria, generazioni di studenti, non solo milanesi, ce ne mettono molti di più.”

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The bicentennial of the 5th of May 1821 prompts a reflection on the brief but intense Milanese season of the Emperor. Beyond merely expansionistic designs, Napoleon wanted to make Milan a great capital of the new kingdom…

 

Corriere della Sera editorialist and Milanese author Massimo Nava’s book Infinito Amore (Mondadori) recounts Napoleon’s secret love for the young Polish Countess Maria Walewska.

 

In honour of the anniversary of Napoleon’s death, we at QualityMilan have asked him to tell us about the Emperor’s time in Milan.

napoleone milano 2Painting by Giuseppe Pietro Bagetti 'Napoleon enters Milan’

“Imagine the Duomo festively bedecked. The choir is intoning the Te Deum. Grand ladies and dashing knights, Milanese high society, and future civil servants of the new master find seats in the naves. Since the previous evening, the gendarmes have been keeping a watchful eye on something of inestimable value, rich in history and sacrality: the iron crown of Charlemagne, brought from Monza. During the ceremony, the Archbishop of Milan will place it on the head of Napoleon Bonaparte, the new King of Italy. He is already Emperor of the French, conqueror of half of Europe, victor of epic battles. What does he lack, if not a symbol of eternity? ‘God has given me it, woe to him who touches it,’ he said, without yet foreseeing that eternal terrestrial glory would elude even him. It is to this glory – the glory that cannot escape divine providence, ‘The God who doth create and slay, who doth chastise then heal in love’ – that Alessandro Manzoni dedicates his great metaphor of Bonaparte’s power, his poem The Fifth of May, three days after learning of the death of the sovereign, in exile on the island of St. Helen.

The bicentennial of the 5th of May prompts myriad reflections on the Emperor, but here we shall focus on the brief but intense Milanese moment. This was a season ‘of quality’, beyond mere expansionist designs and the military campaigns conducted years before in conquest of the northern regions of Italy, breaking Austrian dominance.

napoleone milano 2Napoleon's statue by Antonio Canova in the courtyard of the Brera Palace in Milan

This is the time of the birth of the Brera Academy, the ‘Louvre of Milan’, which Bonaparte filled with works taken from other museums. He modernised the Royal Palace and enriched it with friezes and furnishings. He undertook the construction of the Forum around Piazza Castello, a project that, besides museums and theatres, was to include even thermal baths. It would never be completed, but Milanese traffic still benefits from it today. The project also arranged for a navigable canal connecting to the Navigli, Milan’s medieval system of urban waterways. Corso Venezia became the grand central artery flanked by the neoclassical townhouses of the upper bourgeoisie, while Corso Sempione served as the nerve centre for traffic and trade between the city and France. Members of the imperial family spent time in Milan, taking possession of Palazzo Serbelloni and the Villa in Via Palestro.

The new sovereign inspired a tremendous sense of euphoria, particularly amongst those who saw in Napoleon a potential architect and protector of an independent Kingdom of Italy. The Emperor brought neither liberty nor democracy, but his endeavours served to spark energy and ideas that would influence successive revolutions and the wars against Austria.

The Milanese were most enthusiastic, though, about the winds of culture, fashion, commerce, wealth, and opportunity that blew in with the new regime. ‘The Milanese have been bored for a hundred years,’ wrote Stendhal, who loved the city well enough to consider himself Milanese and observed this remarkable transformation. This was not mere flattery. There was a rapid increase in festivals, spectacles, and concerts. Naturally, La Scala theatre was the fulcrum of this new era of fashion and sophistication. Napoleon decided that the theatre was to be open to the public, and the playbill expanded accordingly.

napoleone milano 2Carl von Steuben - 'La morte di Napoleone' (1828)

The enthusiastic Milanese sang out La Marseillaise and attended Rossini’s debut. Seated in the boxes were Stendhal and a very young Manzoni, who once had the great fortune of meeting the Emperor. It is said that the great Milanese poet wrote The Fifth of May in just 3 days. Since then, to learn it off by heart, generations of students – and not just Milanese ones – have taken much longer.”

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