Stendhal e Milano: una storia d'amore lunga una vita

"La tua vera patria è quella in cui incontri il maggior numero di persone che ti assomigliano". Per Stendhal, quella vera patria era Milano

Nel 1800, Marie-Henri Beyle, diciassettenne ufficiale subalterno dell'esercito napoleonico, arrivò nella capitale lombarda per un soggiorno di due anni che si sarebbe rivelato fondamentale nella formazione dello scrittore poi noto come Stendhal.

 

Fu così commosso dall'esperienza di assistere a uno spettacolo lirico che più tardi scrisse: “Vivere in Italia e ascoltare una musica come quella divenne la base di tutti i miei ragionamenti”.

 

Il giovane Henri fu immediatamente affascinato dalla bellezza dei viali della città, dalla sua architettura e dalle sue donne. Non molto tempo dopo il suo arrivo, incontrò l'affascinante Angela Pietragrua, che avrebbe ricevuto e accettato le sue attenzioni per i successivi dieci anni e mezzo, e avrebbe tormentato la sua immaginazione per molto tempo.

La sua costante ascesa nel favore e nella fortuna terminò con la morte di Bonaparte. Piuttosto che subire l'umiliazione di ingraziarsi il restaurato regime borbonico, tornò nella sua amata Milano, riprendendo a frequentare il suo adorato ‘Angioletto’. Ma la loro era sempre stata una relazione tumultuosa, e le cose si conclusero male alla fine del 1815, con Angela che minacciò persino di denunciare l'ancora fervente repubblicano Henri alle autocratiche autorità austriache. Per distrarsi dalla sua miseria, viaggiò nella penisola italiana. Esattamente due anni dopo fu pubblicato il suo libro ‘Roma, Napoli e Firenze nel 1817’, la prima opera firmata con il “nom de plume” Stendhal.

L'anno seguente incontrò Metilde Viscontini Dembowski, il suo ultimo grande amore milanese, una protagonista del nostro primo Risorgimento, un amore destinato a non essere corrisposto.

stendhal milano 2Metilde Viscontini Dembowski

Infine, nel 1821, per ragioni politiche e (inevitabilmente) sentimentali, Stendhal lasciò Milano. Tornò poi in Italia come Console in rappresentanza del re Luigi Filippo, assumendo un incarico prima a Trieste, poi a Civitavecchia e a Roma. Tuttavia, a parte una sosta accuratamente sorvegliata per il ritiro del passaporto e la verifica delle credenziali, non tornò mai più a Milano.

Ma Milano non lo ha mai lasciato. La città era così centrale per il suo senso di identità che fece scrivere queste parole - in italiano - sulla sua lapide in un cimitero di Montmartre: ‘Arrigo Beyle / Milanese / Ha scritto / Ha amato / Ha vissuto’.

stendhal milanoStendhal's tomb in Montmartre in Paris © dr

Attraverso i suoi diari, le lettere, e forse in modo più toccante nelle descrizioni dei suoi romanzi, le sue impressioni sulla città nella prima metà del XIX° secolo rimangono vivide per noi oggi.

Al suo arrivo a Milano, Henri fu ospitato nel palazzo Borromeo D'Adda, la cui facciata era ancora in costruzione. Ciononostante rimase impressionato. "Sono entrato in un magnifico cortile. Ho salito una scala superba. Una vista stupenda sul viale". Poco dopo gli furono servite "squisite cotolette impanate", un piatto che per lui - come per tanti visitatori - rimase indissolubilmente legato al suo soggiorno in città.

stendhal milanoPalazzo Borromeo d'Adda in Milan © dr

L'ammirazione di Stendhal per l'architettura della città non è mai svanita. "Milano è la città d'Europa con le strade più comode e i più bei cortili all'interno delle case [...] Costruire una bella casa a Milano conferisce una vera nobiltà. L'ambizione segreta di ogni milanese è costruire una casa o almeno rinnovare la facciata di quella ereditata dal proprio padre."

Non sorprende che il luogo che più di ogni altro incombe nella Milano di Stendhal sia il Teatro alla Scala, che era per lui ‘il primo teatro del mondo’. Descrive le conversazioni che si tenevano nei vari saloni delle logge, diversi dei quali erano visitati nel corso di una serata. Quando venivano organizzati dei balli in maschera, l'evento poteva protrarsi fino a notte fonda. "Si arriva alle 7 di sera per lo spettacolo. Alle 12:30 inizia il ballo. Verso le 2, la cena viene servita nei palchi".

Non c'è, scrive, "niente di più dolce, di più amabile, di più degno di essere amato dei costumi milanesi. È il contrario dell'Inghilterra: ogni donna è in generale con il suo amante; dolci convenevoli, vivaci dispute, risate sfrenate, ma mai arie e grazie". Fu agganciato per la vita. "Quando si comprende il fascino della dolce società milanese, non se ne può più fare a meno".

Stendhal ha scritto queste parole duecento anni fa, e noi siamo d'accordo. Plus ça change...!

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“Your true homeland is the one where you encounter the most people who resemble you.” For Stendhal, that true homeland was Milan.

 

In 1800, Marie-Henri Beyle, a 17-year-old junior officer in the Napoleonic army, arrived in the Lombard capital for a 2-year sojourn that was to prove fundamental in forming the writer later known as Stendhal.

stendhal milano

He was so moved by the experience of attending an operatic performance that he later wrote, “Living in Italy and listening to music like that became the base of all my reasoning.” Young Henri was immediately captivated by the beauty of the city’s avenues, its architecture and its women. Not long after his arrival, he met the ravishing Angela Pietragrua, who would command his attentions for the next decade and a half, and haunt his imagination long after.

stendhal milanoHis steady rise in favour and fortune ended with Bonaparte’s demise. Rather than suffer the humiliation of ingratiating himself with the restored Bourbon regime, he returned to his beloved Milan, taking up once again with his adored ‘Angeletto’. But theirs had always been a tumultuous affair, and things ended badly at the end of 1815, with Angela even threatening to denounce still-fervently-Republican Henri to the autocratic Austrian authorities. To distract himself from his misery, he travelled the Italian peninsula. Exactly 2 years later his book Rome, Naples and Florence in 1817 was published, the first work signed with the nom de plume Stendhal.

The following year, he met Metilde Viscontini Dembowski, his last great Milanese love, a love that was destined to be unrequited. Finally, in 1821, for reasons political and (inevitably) sentimental, Stendhal left Milan. He later returned to Italy as consul representing King Louis-Philippe, taking up a post first in Trieste, then in Civitavecchia and Rome. However, other than a carefully-guarded stop while his passport was taken and credentials were verified, he never returned to Milan.

 

But Milan never left him. So central was the city to his sense of identity that he caused these words to be written – in Italian – on his headstone in a cemetery in Montmartre: “Arrigo Beyle / Milanese / He Wrote / He Loved / He Lived”.

 

Through his journals, letters, and perhaps most poignantly in descriptions in his novels, his impressions of the city in the first half of the 19th century remain vivid for us today.

Upon his arrival in Milan, Henri was housed in palazzo Borromeo D’Adda, the façade of which was still under construction. He was impressed nonetheless. “I entered a magnificent courtyard. I walked up a superb stairway. A stupendous view over the boulevard.” Shortly thereafter he was served “exquisite breaded cutlets”, a dish that for him – as for so many visitors – remained indissolubly linked to his stay in the city.

stendhal milanoPalazzo Borromeo d'Adda in Milan

Stendhal’s admiration for the city’s architecture never faded. “Milan is the city of Europe with the most convenient streets and the most beautiful courtyards on the interior of the houses […] Building a beautiful house in Milan confers true nobility. The secret ambition of every Milanese is to build a house or at least renovate the façade of the one inherited from their father.”

It will come as no surprise that the place that looms larger than any other in Stendhal’s Milan is La Scala Theatre, which was for him ‘the premiere theatre in the world’. He describes the conversations held in the various salons of the loges, several of which he would visit over the course of an evening. When masked balls were organised, the event could extend well into the night. “One arrives at 7 for the show. At 12:30, the ball begins. Around 2, dinner is served in the boxes.”

stendhal milanoThe Scala of Milan © Francesco-Durelli

There is, he writes, “nothing sweeter, more amiable, or worthy of being loved than Milanese customs. It is the opposite of England: each woman is in general with her lover; sweet pleasantries, lively disputes, wild laughter, but never airs and graces.” He was hooked for life. “When one understands the charm of Milan’s sweet society, one can no longer do without it.”

Stendhal wrote these words 200 years ago, and we heartily agree! Plus ça change…!

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