La colomba pasquale, tra leggenda e realtà

The colomba of Easter is interpreted by all the pastry shops of Milan © Image courtesy Grazia.it

Il classico dolce, di rigore sulle nostre tavole nel periodo di Pasqua, ha forse le sue origini in un lontano passato, tra storie fantastiche e personaggi da favola, ma in realtà è un altro dei prodigi dell’inventiva e della creatività dell’industria dolciaria lombarda.

colomba 2The artisan dove of Sant Ambroeus pastry shop in Milan © santambroeusmilano.com

Mai sentito parlare di Cunimondo? Se questo nome non vi dice niente non allarmatevi, non è grave. Tuttavia, visto che lo abbiamo citato, forse non vi dispiacerà sapere che Cunimondo era il re dei Gepidi, un popolo che viveva non molto lontano da noi e che come quasi tutti i popoli dell’epoca aveva l’abitudine di fare guerra ad altri popoli e, soprattutto, aveva voglia di prendersi un pezzo del Bel Paese, l’Italia.

Cunimondo, che era succeduto a Turisindo, dopo alcune vittorie nella lotta contro i Longobardi, che gli scatenarono contro anche gli Avari, fu vinto e ucciso nell’anno 567 e il suo popolo fu sterminato e scomparve per sempre da questa Terra. Ora, chiarito che i Longobardi e gli Avari non erano dei milanesi taccagni, ma dei tipetti sanguinari che, come si dice, non si lasciavano passare la mosca davanti al naso, occorre aggiungere che Alboino, re dei Longobardi, si invaghì di Rosmunda, figlia di Cunimondo, e osò rapirla.

colomba 2The artisan dove of Martesana pastry shop in Milan © martesanamilano.com

E, dato che era uno che non si accontentava mai, dopo avere ucciso il re nemico, dal cranio di quest’ultimo ricavò una coppa che riempì di vino e che offrì alla fanciulla rapita, pronunciando la famosa frase: “Bevi, Rosmunda, nel teschio di tuo padre!”

I cronisti dell’epoca non dicono se Rosmunda bevve o non bevve, ma una cosa è certa: Alboino, re dei Longobardi, sposò la ragazza e nell’anno 568 abbandonò la sua terra. Attraversata la Venezia Giulia, continuò con le sue truppe l’avanzata verso Milano dove, un anno dopo fu proclamato dai suoi seguaci Re d’Italia.

Feroce, generoso, scaltro e audace, Alboino proseguì con i suoi uomini alla conquista di Pavia, dove riuscì ad entrare nel 572, dopo un assedio durato tre anni. La popolazione, in segno di sottomissione, regalò fra l’altro ad Alboino dodici meravigliose fanciulle, mentre un vecchio artigiano, nel giorno di Pasqua, gli offrì un pan dolce a forma di colomba, quale tributo di pace.

Il sovrano fu costretto così a fare una promessa di pace che decise di mantenere per sempre. O almeno fino a quando fu colpito dalla vendetta di Rosmunda che, per vendicare la morte di suo padre e le offese subite, fece avvelenare Alboino, ponendo fine ai suoi giorni.

Un’altra leggenda (ce n'è sempre un'altra) fa risalire la nascita di questo mitico dolce, la colomba pasquale, a molti anni dopo la morte di Alboino.

Il monaco irlandese Colombano, divenuto poi santo, col suo seguito di monaci pellegrini, arrivò a Milano intorno alla Pasqua del 612 e fu invitato ad un sontuoso pranzo offerto dai sovrani longobardi. Gli furono servite numerose vivande con molta selvaggina arrosto, ma Colombano e i suoi, benché non fosse il venerdì santo, rifiutarono quelle carni troppo ricche servite in un periodo di penitenza quale quello quaresimale.

colomba 2 The artisanal manufacture of the Sant Ambroeus Easter dove © santambroeusmilano.com

La regina Teodolinda, non capendo, si offese, ma l'abate superò con diplomazia l'incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Colombano alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono come per incanto in candide colombe di pane, bianche come le loro tuniche monastiche.

Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell'abate e decise di donargli il territorio di Bobbio, in provincia di Piacenza, dove nacque l’Abbazia di San Colombano. La colomba bianca è anche il simbolo iconografico del Santo e viene sempre raffigurata sulla sua spalla.

Fin qui le leggende e l’atmosfera da favola.

In realtà, la storia del dolce a forma di colomba, che non manca mai a Pasqua sulle nostre tavole, nasce da un progetto industriale nel settore dolciario. Negli anni ’30 del secolo scorso, quando ormai da tempo per Pasqua si regalavano uova di cioccolato inventate a Torino, l’industria dolciaria milanese Motta, che per le feste di Natale aveva prodotto e imposto sui mercati il Panettone, accolse l’idea del pubblicitario mantovano Dino Villani di sfruttare le tecniche, gli impasti e i macchinari che servivano a produrre il Panettone, per produrre e immettere sul mercato un dolce dedicato alla Pasqua. Fu così che nacque la Colomba pasquale.

 

Il nome e la forma di questo dolce tipicamente italiano richiamano il volatile simbolo di pace per eccellenza. Nella Genesi, infatti, è proprio una colomba a portare a Noè un ramoscello d’ulivo subito dopo il diluvio universale, per comunicargli che la pace era finalmente tornata tra Dio e gli uomini.

 

Nel nostro Paese, quasi una famiglia su due consumerà prodotti tipici pasquali (colombe e uova di cioccolato) per festeggiare la ricorrenza. La spesa complessiva prevista per le colombe pasquali dovrebbe attestarsi intorno agli otto milioni di euro. Il successo della Colomba pasquale sta però velocemente oltrepassando i confini nazionali. Gran Bretagna, Svizzera e Stati Uniti sono i Paesi che maggiormente apprezzano le colombe ‘made in Italy’.

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The classic treat, a must for every Eastertide table, may indeed have its roots in a distant past, tied to fantastic fables and characters of legend and lore. In truth, though, it is yet another product of fertile Lombard imagination and creative resourcefulness.

If you’ve never heard of Cunimund, not to worry. He was the last king of the Gepids in the 6th century, a Germanic folk who resided not so far from us. Like so many of the time, it was their custom to make war with neighbouring peoples, and their great aim, their deepest desire, was to carve out for themselves a nice slice of the Italian peninsula.

colomba 2Chef Carlo Cracco Easter dove © Carlo Cracco

After several victories over the Lombards and the Avars, Cunimund, who had succeeded his father Thurisind, was defeated and killed in the year 567. Indeed, his entire people was wiped from the face of the earth. Now, the Lombards and the Avars were not the thrifty Milanese of today; they were rather hot-tempered fellows who never let an opportunity pass them by. It must be added that Alboin, King of the Lombards, took a liking to Rosamond, Cunimund’s daughter, and had the audacity to kidnap her.

Since he was a man who could never get enough, after having killed the enemy king, he carved a cup out of his cranium. He then filled it with wine and offered it to the girl he had kidnapped and uttered the famous invitation: “Drink, Rosamond, from the skull of your father!”

colomba 2The handmade dove of the Marchesi 1824 pastry shop in Milan © pasticceriamarchesi.com

The chroniclers do not tell us whether or not Rosamond accepted the invitation, but one thing is certain: Alboin, King of the Lombards, married the girl and in 568 abandoned his lands. Crossing through the Venezia Giulia region, he drove with his troops toward Milan, where a year later his followers proclaimed him King of Italy.

Ferocious, generous, shrewd, and audacious, Alboin continued on to the conquest of Pavia, which he entered in 572 after a 3-year siege. As a sign of submission, the population offered Alboin a number of valuable gifts, including 12 young women and, on Easter Day, a cake in the form of a dove made by an old artisan, as a tribute of peace.

The sovereign was thus constrained by custom to make a promise of peace, one that he in fact honoured ever after. Or at least until he was struck down by the poison of Rosamond’s revenge, in vindication of her father’s death and the offenses she had borne.

Another legend (there’s always more than one) sees the origins of the Easter Dove many years after the death of Alboin. The Irish monk Columbanus, later canonised, arrived in Milan with his band of pilgrim monks near Easter of 612, and they were all invited to a sumptuous feast offered by the Lombard sovereign. The luncheon consisted of various meats and roasted game, but Columbanus and his group declined to indulge in such rich fare during the penitential season of Lent.

colomba 2Peck's doves support Policlinico de Milan fundraising efforts © peck.it

Queen Theodolina misunderstood and was offended. The abbot managed the delicate situation with diplomacy and aplomb, stating that they had only been waiting for him to bless the food. He raised his right hand and as he made the sign of the cross, the meaty morsels turned miraculously into dove-shaped bread as white as their monastic tunics.

The Queen was wonderstruck, now fully comprehending the sanctity of the abbot. As a sign of this recognition, she donated to him the territory of Bobbio in the Province of Piacenza. Here was born the Saint Columbanus Abbey, and a white dove, as iconographic symbol of the saint, is still worn on the shoulders of the monk’s robes.

In truth, though, the dove-shaped sweet ubiquitous at Easter was the result of a 1930s confections industry project. Traditionally, Torino-produced chocolate eggs had been the Easter gift of choice. Then Motta, the Milanese confections company, developed an idea presented to them by Dino Villani of Mantua. They used the dough, the machines, and the technology employed for the Christmas Panettone that they had created some time earlier to produce a new item to celebrate Easter. And thus was born the Easter Dove.

This winged creature has long been a symbol of peace. In Genesis, following the Great Flood, it was a dove that brought an olive branch to Noah as a sign of the newly re-established peace between God and humankind.

colomba 2The artisanal manufacture of the Loison Easter dove © loison.com

In Italy, nearly half of the nation’s families will share the traditional doves and chocolate eggs to celebrate Easter this year, spending some 8 million euros on doves alone. The Easter Dove’s success is rapidly expanding beyond our borders, as this Made-in-Italy confection flies across the mountains to Switzerland, across the Channel to the British Isles, and even over the Atlantic to the United States of America.

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