Cascina Campazzo: azienda agricola sopravvissuta nel tessuto urbano

 

Nella Pianura Padana, una vasta area di oltre 47.000 ettari di terreno, costituisce il Parco Agricolo Sud Milano. Avvolto come un grande abbraccio alla periferia suburbana, lo spazio funziona come parco urbano, riserva naturale, rifugio per la fauna selvatica e ospita l'abbazia di Chiaravalle, uno dei più grandi complessi monastici d'Italia fondato circa 900 anni fa.

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Una sezione di 88 ettari della riserva, appena a sud del quartiere Stradera, è conosciuta come il Parco Agricolo del Ticinello. I pioppi segnano i confini dei vari campi, e l'intero parco è attraversato da sentieri per passeggiate, piste ciclabili e un sistema secolare di canali di irrigazione. Accanto ai pioppi svettano querce e frassini, aceri e tigli, con romantici salici piangenti lungo le rive.

Varie specie di allodole e fringuelli, rondini e passeri, picchi e gufi popolano gli alberi e gorgheggiano tra gli arbusti.

 

I prati d'acqua furono creati forse già nel XIII secolo dai monaci cistercensi della vicina abbazia per bonificare il terreno destinato ad uso agricolo e per coltivare erba fresca tutto l'anno.

 

Vi dimorano stagionalmente aironi e garzette, ma anche gallinelle d'acqua e anatre selvatiche. Il Parco ospita anche 19 tipi di farfalle e 18 tipi di libellule. Particolarmente incantevoli, nelle serate di fine primavera, sono le luminose acrobazie aeree delle lucciole.

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A testimoniare il patrimonio agricolo della zona ci sono due cascine tradizionali. Una di esse, la Cascina Campazzo, è perfettamente funzionante e curata con amore dalla stessa famiglia che ci vive dalla metà del secolo scorso. Prima dell'avvento dei macchinari agricoli pesanti, la cura dei campi era affidata a persone salariate, che non solo lavoravano la terra, ma vivevano anche in quei luoghi. Il complesso contiene ancora le case dei salariati, un tempo abitate da decine di famiglie, e l'oratorio di Sant'Ignazio di Antiochia del XVIII secolo.

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Fu, infatti, nel XVIII secolo che qui furono introdotte diverse innovazioni. Furono apportati miglioramenti alla produzione e alla manutenzione dei gelsi e dei loro frutti e alle risaie, così come ai metodi di rotazione delle colture e ad un uso più efficiente del sistema di canali. Verso la metà del secolo successivo, i sistemi in atto alla Cascina Campazzo riflettevano l'avanguardia delle pratiche agricole italiane. È allora che il complesso di strutture assunse il suo aspetto attuale, con un grande cortile centrale, le case per i salariati e le stalle per le 130 mucche che ancora oggi forniscono il latte. L'intera proprietà è racchiusa da un alto muro di mattoni rossi a vista, stranamente invitante per una struttura esclusiva per natura.

Le mucche che ci sono oggi producono ciascuna una media di 20-30 litri di latte al giorno. Sono munte meccanicamente e il loro latte arriva direttamente in grandi recipienti refrigerati. Se vi capita di visitare la Cascina Campazzo, cercate di fermarvi a prendere un po' di questo latte crudo fresco di fattoria. È un'esperienza da non perdere!

Sono due le feste di particolare importanza che si celebrano a Cascina Campazzo, mantenendo vive le tradizioni lombarde. L'11 novembre, festa di San Martino, segnava (e segna tuttora) la scadenza dei contratti annuali tra i produttori agricoli e i loro clienti. Questo segnava inevitabilmente anche la scadenza dei contratti di lavoro annuali dei salariati. Se il contratto di un salariato non veniva rinnovato, lui e la sua famiglia dovevano lasciare la cascina. Ecco perché quando si cambia casa, i milanesi dicono fare San Martino. La festa tradizionalmente era fatta di emozioni contrastanti: sollievo e gratitudine per chi restava, ma anche dolore e tristezza per chi era costretto a lasciarsi alle spalle una fitta rete di colleghi e amici, di fronte a un futuro incerto. Oggi la festa viene celebrata la domenica più vicina all'11 novembre, con una rievocazione da parte di artisti in costume.

Forse ancora più importante era il Falò di Sant'Antonio. Tenuto il 16 gennaio, questa celebrazione è legata al calendario agricolo e probabilmente ha origini pagane. Il giorno più corto dell'anno era tradizionalmente ritenuto il 13 dicembre, la festa di Santa Lucia. A Natale, c'era luce per mezz'ora in più, e a San Martino un'ora intera di luce in più poteva essere usata per un lavoro produttivo. Questa è l'origine del vecchio detto in dialetto lombardo, “a Sant'Antoni on'ora bona” (a Sant'Antonio, un'ora buona). Per le famiglie contadine aggrappate alla speranza della primavera, la festa di Sant'Antonio segnava l'inizio della fine dell'inverno.

cascina campezzo Fireflies in the Ticinello Park during the wonderful nuptial dance

E poiché Sant'Antonio Abate è il patrono e il protettore di tutti gli animali, oggi come nei secoli passati, il prete locale esce a benedire le bestie. La celebrazione continua con canti accompagnati da fisarmoniche intorno al grande falò, tutti con una tazza di cioccolata calda o di vin brulé bene in mano.

Questo non è un mondo chiuso in sé stesso, bloccato in un passato che non esiste più. È una cosa viva, in dialogo con la città, che cresce costantemente, cambia, si sviluppa. Cascina Campazzo e il Parco Agricolo del Ticinello non sono separati dalla città, ne sono parte integrante, e contribuiscono a rendere la vita a Milano così invidiabile per chi non c'è e piacevole per chi c'è.

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In the Lombard plains of the Po River Valley lies the South Milan Rural Park, a vast expanse of more than 47,000 hectares (c. 116,000 acres). Wrapped like a croissant around the suburban periphery, the space functions as city park, nature reserve, wildlife refuge, and is home to the 900-year-old Chiaravalle abbey.

The 88-hectare section of the reserve just south of the Stradera quarter is known as the Ticinello Rural Park. Poplar trees mark the boundaries of the various fields, and the entire park is criss-crossed by walking trails, bicycle paths and a centuries-old system of irrigation canals. Alongside the poplars stand oak and ash, maple and linden, with romantic weeping willows lining the banks.

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Various species of larks and finches, swallows and sparrows, warblers, woodpeckers and owls populate the trees and shrubs. The water meadows were created perhaps as early as the 13th century by Cistercian monks of the nearby abbey to reclaim land for agricultural use and for the year-round cultivation of fresh grass. They provide a seasonal home for herons and egrets, as well as for moorhens and wild ducks.

 

You’ll also find 19 kinds of butterfly and 18 types of dragonfly. Particularly enchanting, on late spring evenings, are the aerial acrobatics of fireflies.

 

Testifying to the area’s agricultural heritage are two traditional cascine, or farmhouses. One of them, Cascina Campazzo, is fully functional and lovingly tended to by the same family that have lived there since the middle of the last century. In the days before heavy machinery, the work was done by salariati, people who not only laboured in the fields but lived on the grounds as well. The complex still contains the houses of the salariati, where dozens of families lived, as well as the 18th-century oratory of St. Ignatius of Antioch.

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It was, in fact, in the 18th century that a number of innovations were introduced here. Improvements were made to maintenance and production for the mulberry trees and their fruit and to the rice paddies, as well as to methods of crop rotation and a more efficient use of the canal system. By the middle of the following century, the systems in place at the Cascina Campazzo reflected the avantgarde of Italian agricultural practices. This is when the complex of structures took on its current appearance, with a large central courtyard, the houses for the salariati, and stalls for the 130 cows that still provide milk today. The entire property is enclosed by a high wall of exposed red brick, oddly inviting for a structure that is exclusive by nature.

The cows there today each produce an average of 20 to 30 litres of milk per day. They are milked mechanically, and their milk arrives directly into large refrigerated vats. When you visit, be sure to stop in and get some of this farm-fresh chilled raw milk. You can get it right from the tap!

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There are two festivals of particular importance celebrated at Cascina Campazzo, keeping Lombard traditions alive. The 11th of November, the Feast of St. Martin, marked (and still marks) the expiry of annual contracts between agricultural producers and their customers. This inevitably marked the expiry of the annual work contracts of the salariati as well. If a salariato’s contract was not renewed, he and his family would have to leave the cascina. This is why when moving house, the Milanese say fare San Martino (make like St. Martin). The festival traditionally was one of mixed emotions: relief and gratitude for those who remained, but also sorrow and sadness for those who were forced to leave behind a tight network of colleagues and friends, facing an uncertain future. Today the festival is celebrated on the Sunday nearest to 11 November, with a re-enactment by fully costumed performers.

Perhaps even more important was St. Anthony’s Bonfire. Held on the 16th of January, this celebration is linked to the agricultural calendar and likely has pagan origins. The shortest day of the year was traditionally held to be 13 December, the Feast of St. Lucia. By Christmas, there was light for an additional half an hour, and by St. Martin’s a full hour more of daylight could be used for productive work. This is the origin of the old saying in Lombard dialect, a Sant’Antoni on’ora bona (on St. Anthony’s, a good hour). For farmers’ families holding onto the hope of spring, the Feast of St. Anthony marked the beginning of the end of winter.

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Since St. Anthony is the patron saint of all animals, today as in centuries past the local priest comes out to bless the beasts. The celebration continues with songs accompanied by accordions at the great bonfire, everyone with a cup of hot chocolate or mulled wine well in hand.

This is not a world closed in on itself, stuck in a past that no longer really exists. It is a living thing, in conversation with the city, constantly growing, changing, developing. Cascina Campazzo and the Ticinello Rural Park are not separate from the city, they are an integral part of it, and they are among the many things that make life in Milan so enviable for those who aren’t here and enjoyable for those who are!

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