L'aria di Milano, una priorità per la qualità della vita

The commitment of the Milanese to the quality of life in the city is evident above all when it comes to the air and climate plan © dr

Questo lungo periodo di confinamento e restrizioni ha avuto un effetto benefico su importanti elementi dell'aria che respiriamo. Ma è sufficiente?
Milano si è abituata ad essere all'avanguardia, a fare da apripista e a guidare l'Italia nell'affrontare il suo futuro. L'impegno dei milanesi per la qualità della vita in città è evidente in una serie di iniziative, come esemplificato dal suo Piano Aria e Clima. Primo del suo genere in Italia, il progetto è stato approvato dal Consiglio Comunale nel dicembre 2020 e pubblicato per la revisione pubblica il 12 gennaio di quest'anno. Rimarrà aperto ai residenti per commenti e critiche per 45 giorni da quella data.

Il programma è delineato in 49 punti, che riflettono 5 campi di intervento: salute, energia, accessibilità, temperatura e consapevolezza. La maggior parte delle proposte si basa sul lavoro già fatto. Se il piano sarà approvato, gli attuali 127 km di linee della metropolitana saranno portati a 195 km entro il 2030. Ci saranno 100 km di nuove piste ciclabili urbane e molti più parcheggi, sia a livello stradale che sottoterra, liberando spazio prezioso per l'uso pubblico. Entro il 2030 gli alberi diventeranno 700.000, dai 480.000 di oggi, con un incremento di oltre il 45%. Il piano mira anche a riciclare il 75% dei rifiuti urbani, anche se Milano ne ricicla già il 62%, collocandosi tra le prime 5 città al mondo.

aria 2A road in the Milan North Park © dr

Non c'è da meravigliarsi che, con questo tipo di lungimiranza e determinazione nell'azione, la qualità dell'aria a Milano sia migliorata notevolmente dagli anni '70, e anche negli ultimi 10 anni.

Eppure lo scorso novembre una sentenza della Corte di Giustizia europea ha confermato una decisione dell'UE, affermando che l'Italia ha violato ‘sistematicamente e persistentemente’ le norme UE sull'inquinamento dell'aria. Ugo Taddei, un avvocato della ONG ambientale 'Client Earth', ha definito l'Italia “uno dei peggiori paesi dell'Unione Europea per la qualità dell'aria”. E purtroppo Milano è tra i maggiori responsabili di questa situazione. I limiti fissati dalla legge europea per i livelli di biossido di azoto (NO₂), sono causati principalmente dalle emissioni industriali, dal processo di combustione degli impianti di riscaldamento commerciali e domestici, e naturalmente, dalle automobili, onnipresenti a Milano.

aria 2Atmospheric pollution: the traffic in Milan at rush hours © qualenergia.it

Tuttavia…

Il 29 dicembre 2020 i mezzi di informazione si rallegravano del fatto che l'aria di Milano il giorno precedente era praticamente fresca come una brezza di montagna, grazie a una copiosa nevicata. Identico tono giubilante il 23 del mese scorso, gennaio, anche se questa volta senza alcuna giustificazione atmosferica.

Perché, allora, il rimprovero di Bruxelles? Il rapporto dell'UE si riferiva ai livelli per tutto l'anno 2020. La legge prevede, ad esempio, che le microparticelle di Pm10 non superino i 50μg/m³ più di 35 giorni all'anno, e che la media annuale non superi i 40μg/m³. La performance di Milano nel 2018 è stata del 41%, appena sopra il limite annuale, mentre il 39% del 2019 è arrivato appena sotto quel limite.

 

Sicuramente il 2020 sarebbe risultato migliore, anche di molto, visti i mesi di isolamento seguiti da rigide limitazioni di movimento, con così tante persone che lasciavano le loro auto in garage e lavoravano da casa.

 

pub biroPurtroppo non è stato così. Mentre i livelli di NO₂ sono scesi significativamente, i livelli di microparticelle sono effettivamente aumentati, superando di fatto il limite di 50μg/m³ per 90 giorni durante l'anno, un periodo di gran lunga superiore ai 35 giorni consentiti.

Come è possibile?

Stefano Cecchin, presidente dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente (ARPA) della Lombardia, spiega che parte del problema sta nel fatto che le piogge nei mesi di febbraio e novembre sono state ai minimi degli ultimi 15 anni. Inoltre, con i ragazzi che studiano a distanza e i genitori che lavorano da casa, gli elettrodomestici come scaldabagni e apparecchi di riscaldamento hanno fatto gli straordinari, spargendo sostanze inquinanti nell'aria di Milano.

aria 2Milan photographed by Matteo Bazzi © ansa.it

Per Raffaele Cattaneo, addetto ambientale della Regione Lombardia, anche la polvere proveniente dai deserti asiatici è in parte responsabile del fenomeno.”

 

“Questi fattori meteorologici dimostrano per Cattaneo che “il traffico non è la causa principale dell'inquinamento”.

 

Questo, però, è in contrasto con un recente studio di un consorzio italiano indipendente che per la prima volta ha puntato il dito direttamente contro l'automobile. Lo studio afferma che, anche se solo le auto a gasolio fossero conformi ai limiti di emissioni, Milano avrebbe rispettato gli standard europei entro il 2018.

Marco Granelli, addetto alla mobilità di Milano, sembrerebbe essere d'accordo, anche se forse a malincuore, affermando che sicuramente “il traffico non è l'unica causa responsabile dello smog, anche se a Milano le auto rappresentano il 70% delle emissioni di NO₂ e il 45% di Pm10”.

aria 2Milan on a bicycle ‘On search of the lost air’ © la Repubblica

C'è stato un altro studio recente, parte di un progetto più ampio condotto dal King's College di Londra e dalla Greater London Authority e sponsorizzato dalla Dyson, una società di elettrodomestici. Tra aprile e giugno e di nuovo nell'autunno dell'anno scorso, ad alcune persone in nove città del mondo sono stati dati zaini dotati di una batteria, GPS e sensori utilizzati nei purificatori d'aria della Dyson stessa.

 

A Milano, per esempio, la giornalista Cristina Gabetti, specializzata in sostenibilità, ha portato il suo zaino speciale in giro per la città nel corso della sua giornata: da e per il luogo di lavoro (quando era permesso), al supermercato, ecc. I dati sono stati poi raccolti e analizzati, e i risultati sono stati notevoli.

 

Le misurazioni di NO₂ in autunno erano il doppio di quelle che erano state in primavera, apparentemente riflettendo un ritorno delle auto nelle strade della città dopo mesi di pausa.

Qualche buona notizia

L'Italia possiede più auto pro capite di qualsiasi altro paese in Europa, ma se oggi ci fossero tante auto in circolazione a Milano quante ce n'erano nel 2017, il problema sarebbe di gran lunga peggiore. In soli 4 anni, Milano è passata dall'essere la città italiana con più auto per persona (1,34) a diventare, insieme a Genova, la più virtuosa della nazione, con le automobili che rappresentano solo il 49,4% della sua popolazione totale, in pratica un'auto ogni due abitanti.

In più, il finanziamento pubblico di un progetto di sostituzione delle auto ha portato alla dismissione di 3500 veicoli privati fortemente inquinanti e “sono già stati spesi 2 dei 5 milioni di euro stanziati per la sostituzione di quelli commerciali", dice sempre Granelli, l'addetto alla mobilità milanese, aggiungendo che il 1° dicembre 2022 segnerà il “divieto di utilizzo del gasolio in città, e un processo semplificato per i residenti per accedere ai relativi fondi di assistenza pubblica”.

 

C'è un senso di urgenza nella sua voce, però: “Tutti dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo fare di più e in fretta”.

 

Data la storia dell'impegno di Milano nello sviluppo della sostenibilità e nel miglioramento della qualità della vita dei suoi residenti - per non parlare della sua dimostrazione di forza e solidarietà durante questo periodo di pandemia - non abbiamo dubbi che la città sia all'altezza della sfida.

Leggi di più: www.qualitymilan.com

 


 

The air in Milan, a priority for the quality of life. This long period of confinement and restriction has had a beneficial effect on important elements of the air we breathe. But is it enough?

Milan has become accustomed to being at the forefront, blazing trails forward and leading Italy into her future. The commitment of the Milanese to the quality of life in the city is evident in any number of initiatives, as exemplified by her Air and Climate Plan.

aria 2The commitment of the Milanese to the quality of life is evident in many initiatives like the Bam Park © Bam

The first of its kind in Italy, a draught was approved by the city council in December 2020 and posted for public review on 12 January of this year. It will remain open to residents for comment and critique for 45 days from that date.

The aggressive programme is delineated in 49 points, reflecting 5 fields of effort: health, accessibility, energy, temperature, and awareness. Most proposals build on work already done. If the plan passes, the current 127 km of Underground lines will be increased to 195 km by 2030, with an additional 60 km by 2045.

 

There will be 100 km of new urban cycle paths and significantly more parking, both above and below ground, freeing up precious space for public use.

 

By 2030 there will be 700,000 trees, up from 480,000 today, an increase of more than 45%. The plan also aims to recycle 75% of urban waste, though Milan already recycles 62%, placing her in the top 5 cities worldwide.

aria 2The North Milan Park promotes the campaign for the maintenance and increase of its green heritage with the initiative ‘Donate a tree to those you love’ © parconord.milano.it

It is no surprise that, with this kind of forward thinking and determined bias for action, air quality in Milan has improved dramatically since the 1970s, and even over the past 10 years.

And yet…

Last November a European Court of Justice ruling upheld an EU decision, stating that Italy “systematically and persistently” had breached EU rules on air pollution. Ugo Taddei, a lawyer for environmental NGO Client Earth, called Italy “one of the worst countries in the EU for air quality.”

Alas, Milan is among the worst offenders in this arena. Limits are set by EU law for levels of nitrogen dioxide (NO₂), caused principally by industrial emissions, the combustive process of commercial and home heating systems, and of course – ubiquitous in Milan – automobiles.

aria 2Smog traffic in Milan © dr

But wait a tic…

On 29 December 2020, news outlets rejoiced that the air in Milan the previous day was practically as fresh as a mountain breeze, thanks to a blanket of snow. The same declaration came again, in the same jubilant tone, regarding the 23rd of last month, though this time with no atmospheric explanation.

Wherefore, then, the rebuke from Brussels? The EU report referred to levels for the whole of 2020. The law requires, for example, that Pm10 microparticles not exceed 50μg/m³ more than 35 days per year, and the annual average not exceed 40μg/m³. Milan’s performance in 2018 was 41%, just over the annual limit, while 2019’s 39% came in just under it.

 

Surely 2020 was better, even much better, given the months of lockdown followed by strict limitations on movement and assembly, with so many people leaving their cars in the garage and working from home.

 

Unfortunately, this was not the case. While NO₂ levels dropped significantly, microparticle levels actually increased, in fact exceeding the limit of 50μg/m³ 90 days during the year, egregiously higher than the permissible 35 days.

How is this possible?

Lombardy’s Regional Agency for the Protection of the Environment (ARPA) president Stefano Cecchin explains that part of the problem lies in the fact that rain in the months of February and November were at 15-year lows. In addition, with distance-learning kids and work-from-home parents, domestic appliances like water heaters were working overtime, spewing pollutants into Milan’s air.

For Raffaele Cattaneo, the Region of Lombardy’s Environmental Attaché, dust from the Asian deserts is also partly to blame. These meteorological factors demonstrate for Cattaneo that “traffic is not the principal cause of pollution.”

This, though, runs counter to a recent independent study by an Italian consortium that for the first time pointed the finger directly at the car. The study stating that even if only cars running on diesel fuel conformed to emission limits, Milan would have met EU standards by 2018.

Marco Granelli, Milan’s Attaché for Mobility, would seem to agree, though perhaps grudgingly, saying that surely “traffic is not the only thing responsible for smog – although … in Milan cars account for 70% of NO₂ emissions and 45% Pm10.”

There has been another recent study, part of a larger project conducted by King’s College London and the Greater London Authority and sponsored by Dyson, a domestic appliances company. Between April and June and again in autumn of last year, individuals in 9 cities around the globe were given backpacks equipped with a battery, GPS, and sensors used in the company’s air purifiers.

aria 2Lockdown period: even if we did not use our cars, domestic appliances were working overtime, spewing pollutants into Milan’s air © dr

In Milan, journalist Cristina Gabetti, a specialist in sustainability, carried her special pack with her around the city in the course of her day: to and from work (when permitted), to the supermarket, etc. The data were then collected and analysed, and the results were remarkable. The NO₂ measurements in the autumn were double what they had been in the spring, apparently reflecting a return of cars to the streets of the city after months of hiatus.

Some good news, please!

Italy owns more cars per capita than any country in Europe, but if there were as many cars on the road in Milan now as there were in 2017, the problem would be much worse.

 

In just 4 short years, Milan has gone from being the Italian city with the most cars per person (1.34) to become, alongside Genoa, the most virtuous in the nation, with automobiles numbering only 49% of her total population. So we’re on the right track.

 

What’s more, public funding for an auto replacement project has led to the decommission of 3500 heavily polluting private vehicles “and has spent 2 million of the allotted 5 million euros on replacing commercial ones,” Granelli says, adding that 1 December 2022 will mark the “prohibition of the use of diesel fuel in the city,” and a simplified process for residents to access related public assistance funds.

There is a sense of urgency in his voice, though: “We must all do our part, we have to do more and do it quickly.”

Given Milan’s history of commitment to developing sustainability and to improving the quality of life for her residents – not to mention her show of strength and solidarity during this period of pandemic – we have no doubt that the city is up to the challenge!

 

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